Quando il corpo fa male e il piacere sembra irraggiungibile

Molte persone arrivano a chiedere aiuto con una frase simile:
“Qualcosa non va, ma non riesco a spiegare cosa.”

Il dolore durante i rapporti, la difficoltà a lasciarsi andare, l’assenza di piacere o di orgasmo sono esperienze che toccano l’identità, l’autostima, il rapporto con il proprio corpo e, spesso, la relazione con lə partner.

Eppure, per molto tempo, il disagio sessuale delle persone AFAB è stato minimizzato, normalizzato o vissuto in silenzio.

Questo articolo nasce per dirti una cosa chiara:
non sei sbagliatə, non sei solə e il tuo corpo non ti sta tradendo.

Dolore, paura e blocco del corpo

Il dolore sessuale nelle persone AFAB (donne cis e uomini transgender) può presentarsi in forme diverse:

  • dolore all’ingresso vaginale

  • dolore profondo durante la penetrazione

  • tensione intensa che rende il rapporto difficile o impossibile

  • paura anticipatoria del dolore

  • evitamento dell’intimità

Oggi queste manifestazioni rientrano in una condizione chiamata disturbo da dolore genito-pelvico e della penetrazione.
Ma al di là delle etichette diagnostiche, ciò che conta è il vissuto soggettivo.

Spesso si crea un circolo vizioso:

dolore → paura → tensione → aumento del dolore

Il corpo reagisce contraendosi, come se dovesse difendersi.
Non è un capriccio, non è “tutto nella testa”, è una risposta di protezione che coinvolge muscoli, emozioni e sistema nervoso.

Il corpo non è il nemico: cosa succede davvero

In molte persone che soffrono di dolore sessuale si osserva una forte attivazione del pavimento pelvico, una muscolatura che può diventare iperattiva, rigida e dolorante.

Questa tensione spesso si accompagna a:

  • ansia

  • ipervigilanza corporea

  • vergogna

  • senso di inadeguatezza

  • convinzioni come “il mio corpo non funziona” o “deludo lə miə partner”

Col tempo, il corpo smette di essere un luogo di piacere e diventa un luogo di controllo o di paura.
Ed è qui che molte persone iniziano a disconnettersi dalle sensazioni, dal desiderio e dall’orgasmo.

Orgasmo e anatomia del piacere: miti, realtà e inclusività

Molte persone arrivano in terapia con dubbi molto concreti:

  • “Quello che sento è un orgasmo oppure no?”

  • “Perché riesco a venire solo con la stimolazione del clitoride?”

  • “Esiste davvero il punto G?”

Alcuni punti fondamentali:

La clitoride è l’organo del piacere per eccellenza nelle persone AFAB.
È molto più estesa di quanto si veda esternamente e coinvolge l’intera area vulvo-vaginale (complesso clitoro-uretro-vaginale).

Negli uomini transgender, la clitoride può aumentare di volume in seguito alla terapia ormonale con testosterone.
Questa struttura viene chiamata in modi diversi all’interno della comunità: clitoride ipertrofico, neoclitoride, T-dick o mini-dick.
Non esiste un termine “giusto” per tuttə: è importante usare il linguaggio con cui la persona si riconosce.

Orgasmo “clitorideo” e “vaginale” non sono orgasmi diversi o di valore differente:
sono modalità diverse di stimolare lo stesso sistema neuro-corporeo.

L’orgasmo è un fenomeno somato-psichico:
coinvolge muscoli, sistema nervoso, emozioni, senso di sicurezza, fiducia e capacità di restare nel corpo senza giudizio.

Non tuttə vivono l’orgasmo allo stesso modo.
Intensità, durata, modalità, possibilità di orgasmi multipli o di eiaculazione variano moltissimo da persona a persona e da momento a momento.

Piacere non è prestazione

Un’idea ancora molto diffusa è che il piacere “dovrebbe” essere automatico, naturale, spontaneo.
Quando questo non accade, molte persone si colpevolizzano.

In realtà, il piacere è un’esperienza complessa e integrata, che coinvolge:

  • il corpo

  • la mente

  • le emozioni

  • il contesto relazionale

  • la storia personale

L’orgasmo non è un obiettivo da raggiungere, ma una risposta che emerge quando il corpo si sente al sicuro.
Se ci sono dolore, paura o controllo, il piacere tende a ritirarsi.
Non perché tu non ne sia capace, ma perché il sistema sta cercando di proteggerti.

Quando il desiderio scompare: una risposta di protezione

Molte persone raccontano un calo o un’assenza di desiderio sessuale.
Questo viene spesso vissuto come un ulteriore fallimento.

In realtà, il desiderio può ridursi come meccanismo di autoprotezione:
se il sesso è associato al dolore o alla tensione, il corpo impara ad evitarlo.

Non è disinteresse, non è mancanza d’amore, non è “freddezza”.
È una risposta coerente a un’esperienza difficile.

Un approccio integrato: corpo, mente e relazione

Il lavoro sulle disfunzioni sessuali nelle persone AFAB non può limitarsi al corpo né alla sola dimensione psicologica.

È fondamentale un approccio integrato che tenga insieme:

  • il corpo, attraverso consapevolezza corporea e lavoro sul pavimento pelvico

  • le emozioni, come paura, vergogna e senso di colpa

  • le convinzioni rigide e punitive

  • la relazione, soprattutto quando il disagio coinvolge la coppia

L’obiettivo non è forzare la penetrazione o “tornare come prima”, ma ricostruire un rapporto di fiducia con il proprio corpo e con il piacere.

Un percorso possibile, rispettoso dei tuoi tempi

Nel lavoro clinico con le difficoltà sessuali, il primo passo è sempre la validazione dell’esperienza.

Non stai esagerando.
Non stai inventando il problema.
Non devi “abituarti”.

Il percorso è graduale e personalizzato.
Si lavora per:

  • ridurre la tensione corporea

  • diminuire l’ansia anticipatoria

  • recuperare il contatto con le sensazioni

  • spostare l’attenzione dalla prestazione al piacere

  • integrare corpo ed emozioni

Ogni persona ha una storia diversa.
Non esistono protocolli standard, ma percorsi costruiti su misura.

Quando chiedere aiuto

È importante chiedere supporto se:

  • il dolore o il disagio persistono

  • l’intimità è fonte di ansia o sofferenza

  • ti senti bloccatə, confusə o solə

  • la sessualità è diventata un problema invece che uno spazio di piacere

La sessualità non è un lusso né un dettaglio.
È una parte centrale del benessere psicologico, corporeo e relazionale.

Un ultimo pensiero

Il tuo corpo non è il problema.
Il sintomo è spesso il modo più onesto che il corpo ha trovato per raccontare qualcosa che ha bisogno di essere ascoltato.

Se senti che queste parole ti risuonano, forse è il momento di concederti uno spazio sicuro in cui esplorarle, senza giudizio e senza forzature.

Puoi contattarmi per un primo colloquio:
insieme possiamo capire cosa sta succedendo e quale percorso può aiutarti a tornare a sentire, con rispetto.

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